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Parcella stragiudiziale: parametri, voci e criteri
Gestionale

Parcella stragiudiziale: parametri, voci e criteri

A cura della Redazione Quantum · 6 settembre 2026 · 10 min di lettura

Parcella per attività stragiudiziale: come si determina il compenso

L'attività stragiudiziale non ha fasi processuali a cui agganciare il compenso, e questa è la ragione per cui negli studi è la parte di lavoro fatturata peggio. La parcella stragiudiziale dell'avvocato poggia su una tabella propria del DM 55/2014 e su criteri di determinazione che il decreto elenca uno per uno, ma che vanno riempiti di fatti: senza una traccia di quello che è stato fatto, quei criteri restano affermazioni. Quanto segue serve a motivare l'importo davanti al cliente o in sede di opinamento, non a stimare quanto costa un avvocato.

Dove sta la tabella stragiudiziale nel DM 55/2014

Il Capo IV del DM 10 marzo 2014, n. 55 si intitola "Disposizioni concernenti l'attività stragiudiziale" e si apre con l'articolo 18. Le tabelle allegate a cui rimanda sono tre e vanno tenute distinte.

TabellaCosa copre
n. 25Prestazioni di assistenza stragiudiziale, per scaglioni di valore dell'affare fino a 520.000 euro
n. 25-bisProcedimento di mediazione e procedura di negoziazione assistita, con le fasi di attivazione, negoziazione e conciliazione
n. 26Arbitrato

L'articolo 18 fissa il principio che regge tutto il resto: i compensi liquidati per prestazioni stragiudiziali sono onnicomprensivi in relazione a ogni attività inerente l'affare. Non si sommano voci per la singola telefonata o per la singola email. Il DM 147/2022 ha però aggiunto l'eccezione che conta: quando l'affare si compone di fasi o di parti autonome in ragione della materia trattata, i compensi si liquidano per ciascuna fase o parte.

La domanda operativa, quindi, non riguarda quante attività sono state svolte, ma quanti affari (o quante parti autonome dello stesso affare) stanno dentro l'incarico. Un contratto quadro e i tre contratti attuativi che ne discendono possono valere come un affare solo o come quattro: la risposta va scritta nel mandato, prima, non ricostruita in parcella, dopo.

Il valore dell'affare si determina a norma del codice di procedura civile (articolo 21), con regole proprie per procedure concorsuali, successioni e materia tributaria, e con un correttivo che nello stragiudiziale torna utile: quando il valore effettivo è manifestamente diverso da quello presunto, vale l'effettivo. Se resta indeterminabile, il comma 7 lo colloca fra 26.000 e 260.000 euro, e lo porta entro lo scaglione dei 520.000 euro quando l'affare è di particolare importanza per oggetto, questioni trattate ed effetti.

Sopra i 520.000 euro la tabella smette di procedere per scaglioni. Il DM 13 agosto 2022, n. 147, in vigore dal 23 ottobre 2022, ha sostituito i vecchi incrementi percentuali con una percentuale decrescente calcolata sul valore dell'affare: dal 3 per cento della prima fascia allo 0,25 per cento oltre i 22 milioni (articolo 22 e tabella 25).

Un ultimo riferimento serve quando lo stragiudiziale corre accanto a un giudizio. L'articolo 20 riconosce la liquidazione autonoma dell'attività stragiudiziale svolta prima o in concomitanza con quella giudiziale, a una condizione: che rivesta autonoma rilevanza rispetto al giudizio. La diffida che precede l'atto di citazione e ne anticipa gli argomenti difficilmente la riveste; una trattativa durata mesi, con più controparti e una bozza di transazione, sì. La differenza la fa la documentazione, non l'etichetta messa alla voce.

I criteri di determinazione: valore, complessità, urgenza, risultato

L'articolo 19 elenca gli elementi di cui si tiene conto nella liquidazione: caratteristiche, urgenza e pregio dell'attività prestata, importanza dell'opera, natura, difficoltà e valore dell'affare, quantità e qualità delle attività compiute, condizioni soggettive del cliente, risultati conseguiti, numero e complessità delle questioni giuridiche e di fatto trattate.

Due indicazioni dello stesso articolo valgono più dell'elenco. Nel valutare la difficoltà dell'affare si tiene particolare conto dei contrasti giurisprudenziali rilevanti e della quantità e del contenuto della corrispondenza che è risultato necessario intrattenere con il cliente e con altri soggetti. Il decreto tratta il carteggio come indice di difficoltà: uno scambio di quaranta email su una clausola di garanzia è un fatto valutabile, se resta legato alla pratica e recuperabile.

Ogni criterio, per reggere, ha bisogno di un riscontro nella pratica.

Criterio dell'art. 19Il fatto che lo dimostra
UrgenzaData della richiesta del cliente e data di consegna, con le ore lavorate nel mezzo
DifficoltàContrasti giurisprudenziali richiamati nel parere, volume e contenuto della corrispondenza
Quantità e qualità delle attivitàCronologia datata delle prestazioni, versioni successive delle bozze
Risultati conseguitiTesto finale dell'accordo confrontato con la posizione di partenza
Numero e complessità delle questioniIndice del parere o della due diligence, con le questioni effettivamente trattate

Consulenza, assistenza, redazione di contratti: voci diverse

La tabella 25 lavora sul valore dell'affare, non sul tipo di prestazione. Parere scritto, assistenza in trattativa, redazione di un contratto e due diligence non vanno però impacchettati in un'unica riga: la distinzione si fa a monte, definendo quanti e quali affari copre l'incarico, e a valle, nella descrizione delle attività allegata alla parcella.

Escono invece dalla tabella 25 la mediazione e la negoziazione assistita, che hanno la tabella 25-bis con tre fasi separate: attivazione, negoziazione, conciliazione. Su queste procedure il DM 147/2022 ha aggiunto all'articolo 20 una regola che conviene ricordare al momento di rendicontare: se il procedimento si chiude con un accordo tra le parti, i compensi delle fasi di attivazione e di negoziazione sono aumentati del 30 per cento, fermo restando il compenso per la fase di conciliazione. Chi ha gestito una mediazione dentro un incarico stragiudiziale più ampio e la rendiconta come "assistenza" perde quell'aumento senza accorgersene.

Le altre voci del documento sono quelle comuni a ogni parcella: compensi, spese documentate, rimborso forfetario delle spese generali (previsto dall'articolo 2 del DM 55/2014 nella misura del 15 per cento del compenso totale per la prestazione), contributo integrativo Cassa Forense, IVA e ritenuta d'acconto quando il cliente è sostituto d'imposta. Il dettaglio delle singole voci e il passaggio alla fattura elettronica sono trattati nella guida alla parcellazione.

Aumenti e riduzioni: entro quali limiti

L'articolo 19 si chiude con la forbice: i valori medi della tabella possono essere aumentati fino al 50 per cento e diminuiti, in ogni caso, in misura non superiore al 50 per cento. Fino al DM 147/2022 l'aumento poteva spingersi "di regola" all'80 per cento. Oggi la forbice è simmetrica, l'inciso "di regola" è caduto, e lo scostamento va motivato restando dentro quel limite. I parametri giudiziali aggiornati dal DM 147/2022 seguono una logica per fasi del giudizio e non sono trasferibili allo stragiudiziale.

Resta ferma la libertà di pattuizione con il cliente. L'articolo 13 della legge 31 dicembre 2012, n. 247 ammette il compenso a tempo, in misura forfetaria, per convenzione su uno o più affari, per singole fasi o prestazioni, per l'intera attività, oppure a percentuale sul valore dell'affare o su quanto si prevede possa giovarsene il destinatario della prestazione. Vieta invece i patti con cui l'avvocato percepisce come compenso una quota del bene oggetto della prestazione o della ragione litigiosa. Con i committenti che rientrano nel perimetro dell'equo compenso la libertà si restringe, perché lì il compenso inferiore ai parametri ministeriali espone la clausola a nullità.

Se si sceglie il compenso a tempo, il DM 147/2022 ha introdotto un riferimento numerico esplicito: l'articolo 22-bis indica un parametro indicativo da un minimo di 200 a un massimo di 500 euro per ciascuna ora, o frazione di ora superiore a trenta minuti. Un parametro così si può usare solo se le ore esistono come dato, registrate mentre il lavoro si svolgeva.

Come si documenta l'attività per rendere verificabile la parcella stragiudiziale

Nel giudiziale il lavoro lascia traccia da solo: ruolo, verbali di udienza, ricevute di deposito telematico. Nello stragiudiziale non esiste nulla di equivalente. L'unica prova dell'attività è quella che lo studio ha deciso di conservare mentre lavorava.

Il minimo che rende una parcella difendibile:

  • Cronologia datata delle prestazioni, con l'indicazione di chi ha svolto ciascuna attività e con quale ruolo.
  • Corrispondenza completa con cliente e controparti, legata alla pratica e non sparsa tra caselle personali.
  • Versioni successive delle bozze contrattuali o del parere, che rendono visibili i giri di revisione.
  • Verbali sintetici degli incontri e delle call, anche di poche righe, con data, durata e partecipanti.
  • Ore per professionista, distinte tra fatturabili e non fatturabili.

L'errore ricorrente è la descrizione generica. "Assistenza legale nel periodo gennaio-giugno" non regge davanti a una contestazione, non aiuta in sede di opinamento presso il Consiglio dell'Ordine e non permette al cliente di capire cosa sta pagando. La regola pratica è che la narrativa della prestazione deve risultare leggibile da chi sulla pratica non ha lavorato, a distanza di due anni.

Il collegamento con il preventivo scritto consegnato al cliente

Dal 29 agosto 2017 il preventivo scritto non dipende più dalla richiesta del cliente: la legge 4 agosto 2017, n. 124 ha soppresso l'inciso "a richiesta" dall'articolo 13, comma 5, della legge 247/2012. L'avvocato comunica in forma scritta la prevedibile misura del costo della prestazione, distinguendo fra oneri, spese anche forfetarie e compenso professionale, e rende noto il livello di complessità dell'incarico. Le fonti che si sovrappongono su questo obbligo e le voci minime del documento sono nell'articolo dedicato al preventivo avvocato obbligatorio.

Nello stragiudiziale il preventivo è più difficile da scrivere proprio perché manca un rito che scandisca il lavoro. La soluzione praticabile è dichiarare il perimetro insieme al numero: quanti giri di revisione del contratto sono compresi, quante sessioni di negoziazione, quante controparti, cosa succede se ne entra una nuova, quale supplemento scatta se il cliente chiede la consegna in urgenza. Sono le stesse leve dell'articolo 19, spostate a monte.

La parcella finale va poi costruita per essere letta accanto al preventivo: stesse voci, stesso ordine, stessi criteri. Quando la struttura cambia tra i due documenti, la discussione si sposta sulla forma prima ancora di arrivare al merito dell'importo.

Tracciare le ore stragiudiziali per non perderle in fatturazione

L'attività stragiudiziale è fatta di frammenti: una call di venti minuti, la rilettura di una clausola, tre email di chiarimento, una telefonata al notaio. Nessuno di questi frammenti lascia una ricevuta. Se le ore si ricostruiscono il venerdì sera o a fine mese, la parte che sparisce è sempre la stessa, ed è quella che l'articolo 19 chiama "quantità e qualità delle attività compiute".

La soglia dei trenta minuti dell'articolo 22-bis rende la granularità un problema concreto: "mezza giornata" annotata su una pratica dove si sono alternate quattro attività diverse è un dato inutilizzabile sia per fatturare sia per motivare. La voce deve nascere mentre l'attività si svolge, con la pratica già collegata.

È il compito di QuantumTimesheet: le voci di timesheet possono essere generate a partire dagli appuntamenti di agenda e dalle riunioni già presenti negli strumenti dello studio, restano legate alla pratica e confluiscono nella parcellazione di QuantumX senza reinserimento manuale. La distinzione tra ore fatturabili e non fatturabili mostra poi, pratica per pratica, quanto lavoro stragiudiziale è stato svolto e quanto ne è arrivato in parcella.

L'errore che costa di più: fatturare tutto alla fine

Un incarico stragiudiziale che dura sette mesi e produce una sola parcella al termine mette lo studio nella posizione peggiore: deve ricostruire a memoria, deve motivare un importo cumulato che arriva al cliente senza preparazione, e ha già perso le attività che nessuno ha annotato a gennaio. Vale anche per le trattative che si fermano: l'articolo 25 del DM 55/2014 riconosce i compensi maturati fino alla cessazione del rapporto, per qualsiasi causa, ma per liquidarli bisogna sapere cosa era stato fatto fino a quel giorno.

Concordare nel mandato una fatturazione per stati di avanzamento, agganciata a eventi verificabili (consegna della bozza, chiusura di un round di negoziazione, sottoscrizione), tiene insieme liquidità e documentazione, e porta al cliente importi che ha già visto arrivare.

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